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  ESPOSIZIONE NAZIONALE DI SEVESO 18/05/2008:
VERDELUNA 3° POSTO AL BIS JUNIORES 

Esposizioni croce e delizia.

Per noi gioie e dolori, vittorie e sconfitte, ormai consideriamo l’expo la “gara” per eccellenza, eppure così non dovrebbe essere: a ben intendere per l’allevatore il momento espositivo dovrebbe rappresentare una verifica del lavoro svolto come selezionatore e di confronto con altri allevatori della razza. La sintesi di ciò dovrebbe esplicarsi nel giudizio da parte di una figura esperta ed imparziale, da cui dovremmo trarre conferme della bontà "del prodotto" o indicazioni importanti per la correzione di inevitabili derive che prima o poi capitano a tutti.

Tutto perfettamente disatteso, il vero obiettivo resta uno solo: appuntarsi quella maledetta coccarda sul petto e girare come pavoni in calore per vedere l’effetto che fa. Devo candidamente ammettere che il sottoscritto non rappresenta un’eccezione; ci caschiamo tutti, ci sono cascato anch’io, però il tempo che scorre addolcisce e smussa il carattere, si acquisisce esperienza si cerca di comprendere e perfino ironizzare anche su se stessi. E così nel frattempo le coccarde vinte adornano le gabbie dei legittimi aventi diritto, i giudizi vengono letti con attenzione soprattutto quando il proprio cane non piace, più che i pregi ci si sofferma con consapevolezza sui difetti e sul modo corretto di eliminarli, insomma, si cerca di allevare e di esporre nel senso giusto del termine.

Il molto buono dapprima tragedia greca con annesso turpiloquio per il giudice che sì sfrontatamente tanto si era permesso è divenuta una solenne incazzatura di circa cinque minuti, salvo ammettere che sì quel giorno il nostro campione non era propriamente in forma, oppure prendere semplicemente atto che non si può piacere a tutti e tutti non si può “coccardare”.

Pazienza se ha vinto quello lì che proprio non ci va giù, il vitello bombato che abbiamo sempre battuto e che adesso si permette il lusso di darci la schiena, ma che se appena lo guardi negli occhi ne ritrovi la dolcezza e la promessa d’amicizia tipico di ogni golden, compreso il tuo.

Ad ogni modo tranquilli, ci sono coccarde per tutti …e buoni insegnamenti per pochi, questi ultimi saranno destinati a diventare allevatori, ma ancor prima impareggiabili amici del proprio cane che a sua volta , baratterebbe senza pensarci un attimo tutte le coppe e le coccarde ed i titoli per una carezza affettuosa del proprio padrone.

Francesco Fontana

Grano e Kim.

Per un allevatore cinofilo il capostipite avrà sempre un posto speciale nel cuore.
Il soggetto alfa, colui che ha evidenziato e fatto scoprire l'ululato del lupo che vive in ciascuno di noi e che inconsapevolmente il quotidiano cerca di soffocare fino a quando prepotente, il lupo, ottiene la sua rivincita; così che non si riesce a comprendere chi tra i due ha realmente "allevato" l'altro.
Grano indubbiamente ci ha adottato e svezzato, raccontandoci con estrema pazienza e devozione i segali ed il linguaggio delle posture che caratterizzano l'universo cane, per contro Kim aveva un'intera famiglia a cui badare. Mogli, mariti e bimbi da comprendere e da cui farsi comprendere.
Hanno svolto bene il loro compito, la missione si è compiuta con successo e come è consuetudine recirare, la pianta ha messo solide radici. Grano e Kim non ci sono più "ma il loro ricordo resterà con noi per sempre", così reciterebbe l'umana retorica dell'addio al defunto. Beh... non è proprio così... il cane alfa lo vedi per tutto il resto della vita da allevatore, mentre fai continuamente confronti con quello che hai selezionato e con le tipologie che noti in esposizione, mentre curi il soggetto beta, gamma etc, etc... mentre nascono nuovi cuccioli e così via.
La verità è che non riesci più a liberarti del lupo perchè il lupo sei tu, lui è in te ed è come sempre dominante e trainante; inutile cercarlo sotto un filare di kiwi o all'ombra di un ciliegio macilento appoggiato sul fianco di una collina, ma scruta il tuo sguardo allo specchio e riconoscerai il suo, rispondi alla amicizia di un golden e risponderai a lui, annusalo nell'aria come lui  faceva e fà con te e respiralo in ogni istante della tua vita come fossi prigioniero di un sogno... diventa semplicemente inconcepibile dichiararlo morto perchè, cari signori, un lupo non muore ma scompare e riappare continuamente nell'intrigo della foresta pronto ad azzannarti se ti distrai o lasciarti vivere se lo meriti.
E non dimenticare mai gli occhi del lupo, diventeresti cieco. 





Quell'idea di Golden.


Un giorno una saggia signora anglosassone scrutò negli occhi una giovane italica di belle speranze e senza fronzoli le chiese: vuoi vincere o vuoi allevare? Cerca di decidere perché le due cose non prescindono una dall’altra, ma non sono neppure obbligatoriamente conseguenti”.
Per un attimo la ragazza rimase disorientata, sprovvista di una risposta pronta, prese tempo ma in cuor suo aveva già deciso di allevare naturalmente: golden e naturalmente quei golden.
Questa scena andò in onda circa quattordici anni fa in Inghilterra. Da allora la saggia signora è diventata la più grande esperta di questa magnifica razza ed oggi ne illustra i pregi ed i difetti nei suoi numerosi scritti. La giovane italica ha fatto i conti con le pieghe delle vita e con il tempo che scorre ed a volte è talmente vigliacco da voltarti le spalle. Non alleva più, troppi ricordi, troppo dolore.
Ma il messaggio è stato comunque tramandato e come in una staffetta il testimone è stato raccolto da Spigadigrano che rappresenta una idea precisa di golden. A guardare in giro c’è di che rabbrividire, soprattutto considerando lo standard di razza. Il golden retriever dovrebbe rappresentare la classica taglia mediogrande, corpo raccolto, una testa importante ed una tipicissima espressione.
Le tonalità del pelo frangiato sono tutte ammesse dal crema al dorato, non è un galoppatore, non salta, ma trotta con un movimento possente ed elegante al tempo stesso, allunga e spinge armoniosamente, la coda fa da timone ed in movimento rimane in linea con il resto della colonna vertebrale; gli arti rispettano angolazioni precise, il garretto è solido e parallelo, il piede da gatto e la pigmentazione del tartufo completano il quadro.
Questo a grandi linee è lo standard di razza. Il cane maschio adulto pesa di solito 35 chilogrammi circa, la femmina si aggira sui trenta. Scherzi del destino la razza conosce in Italia uno straordinario successo e diventa molto diffusa, si assiste ad un proliferare di allevamenti.
Di per sé il fenomeno non rappresenta un fattore negativo a priori, ma pochi seguono un filo conduttore. Se si escludono gli allevamenti “storici” che hanno da sempre perseguito una certa linea piuttosto che un’altra (condivisibile o meno, ma comunque che li caratterizza) quel che resta rappresenta un affresco confuso. Intanto si assiste ad un continuo proliferare dell’altezza al garrese e del peso, praticamente vitellini al pascolo, pesanti, con zampette improbabili che muovono piccoli passi, un trotto impacciato un codone al vento e circa quaranta chili da portare a spasso.
Le teste sono quelle di un pugile suonato con delle espressioni talmente trasfigurate da sembrare istupidite, il colore del pelo che vira verso i setter irlandesi ma quel che più impressiona è la precocità con cui si raggiungono taglie ragguardevoli. Puppy che sembrano juniores giovani che a dieci mesi marciano da impettiti veterani. La giusta misura direbbe che un golden matura di solito in tre anni circa, solo a quell’età avremo un cane completo.
Teoria ormai, il quotidiano racconta una storia diversa. L’ansia di vincere a tutti i costi non può aspettare, come se fosse il volano di tutto.
Torno al concetto iniziale: ho una certa idea di golden, voglio allevare la perseguo e pago il prezzo; il panorama attuale ci costringe a guardare lontano, fuori dal nostro paese, là dove la razza ha avuto origine, chissà se la romantica signora inglese avrà ancora voglia di dispensare saggezza e consigli.
Un lavoro di recupero implica molta pazienza e dei tempi medio-lunghi per ottenere risultati, ma se le linee guida lungo le quali ci si muove sono dettate da un punto d’arrivo preciso rappresentato dal rispetto integrale della “tipicità” della razza, il successo di detta operazione diventa altamente probabile.
Le forche caudine sono rappresentate dal giudizio come appuntamento ineluttabile; è di fatto doveroso porre all’attenzione dei giudici soggetti diversi dalla “massa” essendo consapevoli del rischio di non vittoria che il tutto comporta, ma se non si impone il proprio cane all’attenzione degli “esperti”, se non si ritorna da dove si era partiti, se non si arrestano derive genetiche che alla lunga potrebbero determinare autentici movimenti franosi, il golden si trasformerà perdendo inevitabilmente le caratteristiche che hanno fatto la fortuna di questa razza.

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